Una settimana intensa

Apr 27, 2026By omar fumagalli
omar fumagalli

L’inizio della settimana si apre con una notizia che, sulla carta, dovrebbe generare un significativo ottimismo sui mercati finanziari.

Secondo quanto riportato da Axios, l’Iran avrebbe presentato alla Casa Bianca, tramite intermediari pakistani, una proposta che contempla la riapertura dello Stretto di Hormuz in cambio di una tregua prolungata, con i colloqui nucleari rinviati a dopo la revoca del blocco statunitense.  

Di conseguenza, le borse asiatiche hanno reagito positivamente, con l’indice MSCI Asia Pacific in rialzo dell’1,5%, Taiwan Semiconductor che ha registrato un incremento del 6%, mentre il prezzo del petrolio (Brent) ha ridimensionato il guadagno iniziale del 2,5% all’1%, attestandosi intorno ai 106,45 dollari al barile. Il dollaro statunitense ha subito una lieve flessione e il rendimento del titolo di stato decennale americano è risalito al 4,32%.

Tuttavia, al di là dell’apparente euforia, emergono alcune criticità.  Ogni qualvolta si profila la possibilità di un accordo, il mercato risponde con un rialzo, ma le reazioni positive a ciascuna nuova informazione tendono a diminuire in intensità, indicando un certo affaticamento degli operatori.  Questo comportamento suggerisce la presenza di un mercato che cerca pretesti per la crescita, piuttosto che uno che integri razionalmente le nuove informazioni disponibili.  Inoltre, sul finire della settimana, il quadro appariva più incerto.

Il Presidente Trump ha annullato il viaggio dei propri inviati in Pakistan, impedendo l’incontro diretto, e Teheran ha ribadito la propria posizione di non negoziare sotto minaccia.  

In un contesto geopolitico caratterizzato dalle tensioni in Medio Oriente, la settimana in corso si preannuncia come un periodo cruciale per i mercati finanziari.

Le principali banche centrali, tra cui la Federal Reserve, la Banca del Giappone e la Banca Centrale Europea, sono attese a prendere decisioni significative sulle politiche monetarie. La chiusura dell’inchiesta del Dipartimento di Giustizia nei confronti di Jerome Powell ha riacceso le aspettative di un ulteriore taglio dei tassi di interesse entro la fine dell’anno. Tuttavia, i mercati si attendono una Fed cauta, con particolare attenzione a qualsiasi indicazione sulle pressioni inflazionistiche derivanti dall’aumento dei prezzi dell’energia, che potrebbero influenzare le dinamiche del mercato obbligazionario.

Parallelamente, il calendario degli utili societari presenta una concentrazione eccezionale. Si prevede che il 42% della capitalizzazione di mercato dell’indice S&P 500 verrà comunicato in un arco di cinque giorni. In particolare, mercoledì 29 aprile, circa il 21% della capitalizzazione dell’indice sarà rappresentato da Alphabet, Microsoft, Amazon e Meta, un livello di concentrazione che trova un solo precedente comparabile nella storia recente, risalente al periodo della pandemia di Covid-19.

Apple presenterà i propri risultati giovedì sera. I risultati finanziari saranno cruciali per confermare la tendenza rialzista recente. L’indice S&P 500 ha registrato un incremento di circa il 10% dalla fine di marzo, raggiungendo nuovi massimi storici e si appresta a chiudere il mese di aprile con la migliore performance dal 2020. In assenza di conferme fondamentali, qualsiasi delusione nei risultati potrebbe innescare una correzione tecnica più ampia di quanto suggerisca l’attuale livello del VIX, che si attesta sotto i 18 punti.

In questo contesto, si colloca la nota domenicale diffusa dal desk di Goldman Sachs ai propri clienti istituzionali. Pur mantenendo una visione di lungo termine ottimistica sull’andamento dell’indice S&P 500, che si prevede chiuderà il 2026 ben al di sopra dei livelli attuali, la nota evidenzia la presenza di cinque indicatori tecnici che segnalano una prudente preparazione difensiva in vista della settimana degli utili.

Il primo indicatore si presenta come il più paradossale.  Nonostante l’indice S&P 500 raggiunga nuovi massimi storici, i fondi hedge stanno riducendo la propria esposizione lorda al ritmo più sostenuto degli ultimi sette mesi.

La leva complessiva del comparto è diminuita di 4,6 punti settimanali, attestandosi al 208,4%, posizionandosi al terzo percentile su base annuale.  Ciò implica che quasi nessuna settimana dell’ultimo anno ha registrato un posizionamento così difensivo. Il ridimensionamento più marcato si è verificato nei settori del consumo discrezionale e della tecnologia. Il team di analisi attribuisce questo comportamento a una gestione prudente del rischio in un contesto caratterizzato da una maggiore frequenza di imprevisti.  Di conseguenza, numerosi portafogli presentano ora una esposizione al mercato effettivamente corta, a seguito delle coperture.  

Pertanto, la scommessa più rischiosa in caso di rialzo del mercato è rappresentata dall’essere rialzisti, dato che quasi nessun gestore professionale adotta apertamente questa posizione.

Il secondo indicatore è di natura più meccanica e calendarizzata.  Secondo le stime di Goldman Sachs,

il ribilanciamento dei fondi pensione previsto per la fine di aprile comporterà la vendita di circa 25 miliardi di dollari di azioni americane, rappresentando il maggior flusso di vendita mensile mai registrato, escludendo le scadenze trimestrali.  

I fondi pensione, dopo un mese di forte rialzo, si trovano strutturalmente sovrappesati rispetto ai propri obiettivi di allocazione e sono quindi costretti a riequilibrare le proprie posizioni vendendo azioni. Il timing tipico dell’esecuzione di queste operazioni si concentra negli ultimi due-tre giorni del mese, coincidendo con la pubblicazione dei risultati finanziari dei principali titoli tecnologici.

Il terzo segnale di allerta riguarda i fondi quantitativi, che hanno acquisito 53 miliardi di dollari statunitensi di indice S&P 500 nell’ultimo mese, emergendo come la principale forza acquirente del rialzo registrato ad aprile. Tuttavia, questo motore di crescita ha ormai raggiunto il suo apice. Per la prima volta in oltre un mese, questi fondi non sono più acquirenti marginali dell’indice. I modelli indicano vendite minime, anche in uno scenario di mercato stabile, ma l’offerta diventa significativa in caso di movimento al ribasso, poiché le soglie di inversione del segnale sono ormai prossime. Il flusso di capitale che ha alimentato il rialzo non è più disponibile, mentre quello che potrebbe accelerare un eventuale ribasso rimane attivo.

Il quarto segnale è il più evidente. Il record di chiusura registrato venerdì scorso è coinciso con il secondo peggior indicatore di ampiezza del mercato mai registrato in concomitanza di un nuovo massimo storico: 324 titoli hanno chiuso in negativo contro 176 positivi. Questo rappresenta il classico segnale di un rally che si sta restringendo a un numero limitato di titoli, mentre la base di investitori si riduce. Il settore dei semiconduttori ha registrato il rally più lungo di sempre, con 18 sedute consecutive al rialzo, chiudendo venerdì il 50% al di sopra della propria media a 200 giorni.

Il quinto segnale è un indicatore aggregato sviluppato da Goldman Sachs combinando nove misure di posizionamento istituzionale, privato e internazionale. Si tratta di uno strumento operativo del desk, non di un esercizio accademico. Il valore aggiornato al 24 aprile è di 1,5, ben al di sopra della soglia di posizionamento eccessivo fissata a 1,0. Il paradosso risiede nel fatto che il ridimensionamento degli hedge fund (segnale 1) coesiste con un posizionamento aggregato surriscaldato.

La spiegazione è che le componenti private e istituzionali a lungo termine hanno spinto in alto l’indicatore, mentre i fondi hedge si difendono.

Questo rappresenta il classico mix di fine fase rialzista: gli investitori istituzionali si difendono, il risparmiatore privato acquista, e il sentiment aggregato si surriscalda.

È probabile che la corretta interpretazione di questa situazione sia che essa non sia esclusivamente rialzista né esclusivamente ribassista.  È opportuno evitare due potenziali errori interpretativi.

- Il primo consiste nell’interpretare questi segnali esclusivamente come ribassisti. Il desk Goldman Sachs sostiene che l’aggressivo ridimensionamento delle posizioni crei le condizioni per un significativo rimbalzo al rialzo, qualora gli utili dovessero risultare meno deludenti delle aspettative. “In un mercato in cui è consigliabile mantenere una posizione defilata, quasi nessun investitore professionale esprime apertamente un orientamento rialzista.”

- Il secondo errore interpretativo è l’interpretazione opposta. La nota conclude che un eventuale ribasso dovrebbe essere considerato un’opportunità di acquisto, piuttosto che l’inizio di un mercato ribassista.

Tuttavia, il principale focus operativo della settimana risiede nella significativa dispersione tra la volatilità implicita dei singoli titoli (36,1%) e la volatilità dell’indice (19,78%).  Tale dispersione, ai livelli più elevati degli ultimi decenni, indica che il mercato si sta preparando a un regime caratterizzato da un’elevata dispersione, contesto naturale per una stagione degli utili in cui la direzione dell’indice riveste un’importanza minore rispetto alla varianza dei singoli titoli.

L’apertura odierna del mercato è positiva, sebbene fragile. I

l rialzo dei mercati asiatici è da accogliere con favore, ma non deve essere interpretato come una conferma definitiva. Il vero banco di prova risiede nei risultati trimestrali previsti per mercoledì sera.