Mercati in uno stato di confusione
Mercati in uno stato di confusione
C’è un momento nei mercati in cui non si tratta più di valutazioni, né di fondamentali, né di probabilità. È il momento in cui prevale la psicologia e oggi siamo esattamente lì. Basta un report, un’intervista, un’ipotesi, esplicitamente dichiarata come tale, per scatenare vendite indiscriminate, trasversali e automatiche. Il mercato non si pone più domande, ma vende e possibilmente prima degli altri. Il caso di ieri è emblematico. Nel fine settimana é diventato virale il report di Citrini Research, “La crisi dell'Intelligenza globale del 2028: un esercizio di riflessione sulla storia finanziaria dal futuro”, esplicitamente definito un esperimento mentale e non una previsione. Uno scenario ipotetico, scritto come se fossimo nel giugno 2028, che guarda retrospettivamente a una crisi globale, causata proprio dal successo dell’Intelligenza Artificiale. La tesi è tanto semplice, quanto destabilizzante. Se il nostro ottimismo sull’Intelligenza Artificiale fosse corretto, sarebbe proprio questo il fattore negativo per l’economia reale.
Citrini non immagina il fallimento dell’Intelligenza Artificiale. Al contrario, presuppone che funzioni benissimo. Che l’Intelligenza Artificiale agentica diventi un sostituto diretto del lavoro cognitivo dei colletti bianchi, che gli strumenti di generazione automatizzata dei codici consentano a un singolo sviluppatore di replicare in poche settimane un prodotto software di fascia media, che le aziende taglino personale, espandano i margini e reinvestano in Intelligenza Artificiale, alimentando un ciclo auto-rinforzante. Ma sotto la superficie, mentre il PIL nominale cresce e i profitti esplodono, i salari reali crollano. È il concetto di “PIL fantasma”, un esito generato dal lavoro delle GPU, che non si traduce in consumo, perché le macchine non spendono. La quota lavoro nel PIL, già scesa dal 64% al 56% negli ultimi decenni, nello scenario ipotetico precipita al 46%. Due trimestri di PIL reale negativo, richieste di sussidio in aumento, private credit sotto pressione, mutuatari prime che iniziano a saltare rate, non perché fossero subprime, ma perché “il mondo è cambiato dopo che il prestito è stato sottoscritto.” È uno scenario, non una previsione. Lo scrivono chiaramente. Ma il mercato ha reagito come se fosse un comunicato ufficiale del Dipartimento del Tesoro.
Ieri, si è scatenato quello che ormai si può definire il “trade da paura per l’Intelligenza Artificiale”. DoorDash, una delle principali piattaforme di consegne a domicilio, -7%. MongoDB -8%. Salesforce e ServiceNow colpite per la vulnerabilità del modello software. American Express penalizzata per il doppio colpo sulla riduzione della forza lavoro e possibile disintermediazione. Blackstone, Apollo e KKR vendute per l’esposizione al private credit software. Mastercard e Visa sotto pressione per il rischio stablecoin. Perfino l’indice tecnologico indiano in calo per il timore che la codificazione agentica eroda il modello export dei servizi informatici. E’ stata una reazione, che diversi strategist hanno definito “prima spara e poi fai le domande”.
Poi è arrivata l’intervista di Nassim Taleb a mettere ulteriore benzina sul fuoco. Taleb non ha fatto una previsione di una discesa imminente. Ha detto qualcosa di più sottile e pericoloso. I mercati stanno sottoprezzando i rischi strutturali e sovrastimando la durabilità degli attuali leader dell’Intelligenza Artificiale. La volatilità aumenterà e in alcune aree del software potrebbero esserci fallimenti. Non oggi. Ma il rischio al ribasso potenziale è grande e “hai sempre bisogno di protezioni”. In un mercato normale, queste parole avrebbero generato dibattito. In un mercato isterico, generano vendite.
Il caso IBM è la fotografia perfetta di questo stato mentale. Solo poche settimane fa aveva riportato una trimestrale solida, eppure il titolo è arrivato a perdere oltre il 30% nel mese, con un -13% in una sola seduta, la peggiore da 25 anni, dopo che Anthropic ha scritto in un blog che il suo strumento Claude Code può aiutare a modernizzare il COBOL, linguaggio che gira in larga parte su mainframe IBM. Non un dato sugli ordini, non un avviso sugli utili, ma un post. Il mercato ha immediatamente pensato che, se modernizzare il COBOL diventa più facile, allora i mainframe IBM sono a rischio, quindi la crescita è a rischio, quindi vendi IBM, senza chiedersi quante aziende, con quei sistemi, migreranno davvero in tempi brevi, senza chiedersi se IBM stessa non stia già offrendo strumenti analoghi. Senza chiedersi nulla.
Non è solo questione di software. Sono finite sotto attacco le carte di credito, le società di consegna di cibo, la gestione del patrimonio personale, il private credit, la sicurezza informatica e perfino le assicurazioni. In alcuni casi le osservazioni sono sensate. Ad esempio, la disintermediazione nei pagamenti o nei servizi software è un rischio da analizzare. In altri casi, la reazione appare una forzatura, perché tra la possibilità tecnologica e l’impatto macroeconomico c’è una variabile spesso ignorata, il tempo. Il report Citrini immagina un mondo in cui “basta un prompt” per fare qualunque cosa. Gli agenti dell’Intelligenza Artificiale rinegoziano abbonamenti, assemblano viaggi, confrontano 20 piattaforme per ogni ordine di cibo, deviano pagamenti verso stablecoin, comprimono le commissioni immobiliari. Tutto plausibile, in teoria, ma nella pratica, ogni persona, ogni azienda, ogni piccola realtà economica quanti prompt al giorno dovrà scrivere per sostituire tutti questi servizi? E soprattutto, con quali competenze, con quali responsabilità legali, con quali costi di coordinamento? Siamo sicuri che il passaggio da frizione a zero sia così istantaneo? Siamo sicuri che l’inerzia comportamentale, regolamentare, organizzativa sparisca in dodici mesi?
Il punto non è negare che l’Intelligenza Artificiale sia trasformativa, perché lo è. Il punto è che il mercato è entrato in una fase di isteria acuta, in cui qualsiasi scenario negativo, anche dichiaratamente ipotetico, viene immediatamente prezzato come se fosse certo e imminente. È la dinamica tipica delle fasi di euforia, che si trasformano in fragilità. Prima si sovrastima la durata dei vincitori, poi si sovrastima la velocità della distruzione. Il report Citrini è interessante, perché costringe a pensare alle code di distribuzione di sinistra, a un mondo in cui un input scarso (l’intelligenza umana) diventa improvvisamente abbondante, ma è un esercizio intellettuale. Il mercato, invece, lo ha trattato come un bollettino di guerra. Quando si arriva al punto in cui un’opera di finzione finanziaria manda in confusione i listini globali, significa che il nervo è davvero scoperto e quando il nervo è scoperto, basta poco per far scattare la reazione. Oggi siamo lì. Non è ancora la crisi descritta da Citrini, ma è certamente la dimostrazione che, in questo momento, nei mercati finanziari è meglio essere prudenti e che una copertura del portafoglio è una cosa utile e appropriata.