Cosa aspettarsi dalla stagione delle trimestrali

Oct 07, 2026By omar fumagalli
omar fumagalli

Tra pochi giorni, con le grandi banche americane a metà mese, entrerà nel vivo la reporting season del terzo trimestre.

Ieri, abbiamo parlato di due termometri nella stessa stanza, quello degli utili, che segna bel tempo e quello dei tassi, che segna tempesta. Oggi, guardiamo più da vicino il primo, perché i numeri dell'ultimo aggiornamento FactSetraccontano una stagione delle trimestrali diversa dalle altre, che potrebbe essere un vero punto di svolta. Per capirlo bisogna partire da una regola non scritta, che chiunque frequenti i mercati da qualche anno conosce bene, il gioco dell'asticella.

Ogni trimestre va in scena lo stesso copione. Durante i tre mesi gli analisti tagliano le stime, mentre le aziende con le loro indicazioni (la cosiddetta guidance) contribuiscono a raffreddare le attese e, quando arrivano i risultati, quasi tre società su quattro battono le previsioni. È il gioco dell'asticella, la si abbassa prima del salto, così il salto riesce sempre. Negli ultimi cinque anni la stima aggregata degli utili dell'indice S&P500 è scesa in media del 2,2% nel corso del trimestre, mentre negli ultimi venti anni del 4,2%. Questa volta, no. Dal 30 giugno al 30 settembre, la stima degli utili per azione del terzo trimestre è salita dell'1,4%, da 88,64 a 89,84 dollari ed è il secondo trimestre di fila che accade, dopo il +3,4% del secondo. Il tutto con il petrolio salito del 30%in tre mesi, cioè proprio il fattore che avrebbe dovuto spingere gli analisti a tagliare.

Ma la vera notizia è un'altra. Questa volta, l'asticella l'hanno alzata le aziende stesse.

Delle 116 società che si sono espresse sul trimestre, 72 hanno dato una indicazione positiva, cioè superiore a quanto il mercato si attendeva il giorno prima. È il numero più alto da quando FactSet tiene questa statistica, ovvero dal 2006. Il record precedente era 65, nel secondo trimestre del 2021. Le indicazioni negative sono appena 44, il minimo dal 2021. In percentuale, il 62% delle società ha corretto al rialzo, contro una media storica del 40%. Di solito, un'azienda preferisce promettere poco e consegnare molto. Se in 72 hanno deciso di alzare l'asticella da sole, vuol dire che vedono negli ordini qualcosa che il mercato non ha ancora prezzato del tutto. Questo è il primo motivo per cui questa stagione è speciale.

Il secondo motivo sono i numeri. Per il trimestre è attesa una crescita degli utili del 29,5% su base annua, contro il 26,7% stimato a fine giugno, sarebbe il terzo trimestre di fila sopra il 25% e l'ottavo consecutivo a doppia cifra. I ricavi sono attesi in crescita del 12,3% e il margine netto al 15%, sotto il record del 17% del trimestre precedente, ma ben sopra il 13% di un anno fa. Tutti e undici i settori sono attesi in crescita, però conviene sempre guardare chi tira davvero la carretta. La tecnologia è il vero motore con 44 delle 72 indicazioni positive(61%), soprattutto da software e semiconduttori e i soli semiconduttori sono attesi in crescita del 130%. L'energia cresce del 114%, grazie a un barile che nel trimestre è costato in media un terzo in più di un anno fa.

Utili più cari? No, più economici.

Dal 30 giugno al 30 settembre l'indice S&P500 è salito del 2,0%, mentre gli utili attesi a dodici mesi sono saliti del 9,3% con il rapporto prezzo/utili prospettico sceso da 20,4 a 19 volte, sotto la media a cinque anni (19,8) e persino sotto quella a dieci (19,1). L'indice è vicino ai massimi, ma costa meno di tre mesi fa, non perché i prezzi siano scesi, ma perché gli utili sono corsi più veloci.

Sul fronte del posizionamento, i fondi hedge hanno l'esposizione netta più bassa da aprile 2025. Sono alla finestra, scarichi.

Se le trimestrali confermeranno ciò che le indicazioni promettono, dovranno ricomprare, non perché lo vogliono, ma perché devono, per non perdere performance.

È esattamente il carburante che manca per far prevalere il termometro degli utili su quello dei tassi.

Tutto rose e fiori? No. Primo: con l'asticella più alta il salto è più difficile e il mercato potrebbe premiare meno le sorprese positive e punire di più quelle negative. I primi segnali sono comunque incoraggianti. Delle 16società che hanno già pubblicato, 14 hanno battuto le stime sugli utili, e Micron (33,42 dollari contro 31,77 attesi) da sola ha spinto la crescita attesa dell'indice dal 29,2% al 29,5% in una settimana. Secondo: fuori dai motori principali le stime sono scese, con materiali (−9,0%), beni di prima necessità (−3,3%) e sanità (−3,0%) in testa e sull'intero anno il 37% delle società che si sono espresse ha dato indicazioni negative. Terzo: il gradino del 2027. La crescita attesa scende al 27,6% nel quarto trimestre, al 19,1% nel primo del 2027 e ad appena il 2,3% nel secondo, quando il confronto con i numeri eccezionali di quest'anno diventerà impietoso. Mentre le stime sul 2026 salivano del 6,2%, la crescita attesa per il 2027 è scesa dal 17,5% al 15,8% e due settori (servizi di comunicazione e consumi discrezionali), che hanno visto alzare le stime 2026 del 21% e del 18%, ora sono attesi in calo l'anno prossimo, segno che una parte degli utili di quest'anno potrebbe avere natura non ricorrente.

Che cosa aspettarsi? Una reporting season, in cui i numeri del trimestre con ogni probabilità saranno buoni, ma conteranno meno di ciò che le aziende diranno sul 2027. Il vero punto di svolta non è il +29,5%, ma il fatto che, per la prima volta da anni, le aziende stanno alzando l'asticella, invece di abbassarla. Se nelle conference call questa fiducia si estenderà all'anno prossimo, chi è rimasto alla finestra dovrà rientrare e il micro avrà buone possibilità di vincere il braccio di ferro con il macro. Se invece il gradino del 2027 si farà più ripido, scopriremo che l'asticella era alta per un solo salto. Nelle prossime settimane la parola chiave sarà una sola, guidance.